Non è vero, ma ci credo

 

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Mettiamo subito in chiaro una cosa: non credo nel malocchio (influenza negativa di chi ci guarda con occhio malvagio, cattivo, che porta male), né nella jella (sfortuna), né negli iettatori o menagrami (coloro che portano jella o che "tirano il malocchio"). E nemmeno nella scaramanzia: non dico formule come Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, uno scongiuro popolaresco contro il malocchio (anticamente, nel sud Italia, si credeva di poter scacciare il malocchio con dei riti magici a base di prezzemolo e finocchio tritati); e non porto in tasca un corno portafortuna, uno "scartellato" (gobbo) o un ferro di cavallo.
Ma la superstizione, con tutti i rimedi che sono ad essa legati, può essere un argomento divertente e rilassante (soprattutto se non si è napoletani, perché a Napoli il malocchio e la scaramanzia sono cose serissime).

L'attore Totò nei panni dello iettatore Rosario Chiarchiaro (film "Questa è la vita", del 1954) Come riconoscere uno jettatore? Non ci sono dubbi: è arcigno, cattivo, solitario, silenzioso, solitamente magro, pallido o di colorito giallognolo, leggermente curvo e con gli occhi un po' sporgenti, che egli spesso copre con un paio di occhiali, e con sopracciglia folte e unite.
Così lo rappresenta la tradizione popolare e così lo ha interpretato Totò nell'episodio "La patente" del film di Luigi Zampa "Questa è la vita" (1954): Totò è Rosario Chiarchiaro che, perseguitato dalla fama di essere un  menagramo, chiede ed ottiene dal giudice la patente di iettatore (si tratta della trasposizione cinematografica di un'opera teatrale di Luigi Pirandello).
Come salvarsi dall'influenza negativa di uno iettatore? Appena lo vedete, puntategli contro la mano con l'indice e il mignolo tesi e le altre dita piegate: cioè fate le corna.
È il rimedio migliore per allontanare la mala sorte, il maleficio.
Oppure mormorate una formula contro il malocchio, magari accarezzando contemporaneamente un oggetto portafortuna (amuleto).

" O' Curniciello "
( piccolo corno )

Il portafortuna per eccellenza è il corno, rigorosamente rosso e preferibilmente di corallo e fatto a mano (anche se oggi si trova soprattutto in plastica e prodotto industrialmente). 
Il corno perché sembra che fin dall'epoca neolitica era simbolo di potenza e di fertilità e quindi era di buon augurio per chi lo possedeva. In corallo, perché la mentalità popolare considerava il corallo una pietra preziosa col potere di scacciare malocchi e proteggere le donne incinte. Rosso perché è un colore che viene associato spesso, e in molte culture, alla fortuna. Fatto a mano perché acquista poteri benefici dalle mani che lo realizzano.
Il corno non si compra: si regala, tutt'al più si ruba (scherziamo...): in caso di necessità - se vediamo uno iettatore, se un gatto nero ci attraversa la strada, se passiamo distrattamente sotto una scala - dobbiamo sfregarlo energicamente tra le dita. 
A Napoli si chiama 'o curniciello (cornetto).
Alcuni modelli sono forniti di gobba. Infatti il gobbo è un altro portafortuna:
I più superstiziosi se vedono una persona con la gobba non esitano a toccarla (porta bene), magari con una scusa: "Come va?" (se è un conoscente), "


" O' fierro 'e cavallo "

Molto diffuso è anche il ferro di cavallo. Ci sono tante ipotesi sull'origine di questo talismano: la forma a mezzaluna, simbolo della dea Iside; il ferro, metallo con il quale viene prodotto; un'origine militare (nell'esercito romano le truppe marciavano a piedi e solo gli ufficiali andavano a cavallo; la perdita di un ferro da zoccolo causava una sosta, e quindi riposo, per le truppe. Rubare o trovare ferri di cavallo era così diventato un gioco tra i soldati: chi ne trovava di più era il vincitore, e quindi il più fortunato). 
Si teneva, e si tiene, appeso dietro la porta d'ingresso, come porta fortuna e rimedio contro la jella. Molti raccomandano di appenderlo con le punte rivolte verso l'alto: in caso contrario, la fortuna potrebbe scappare fuori.

" O' Scartellato "

Il "Gobbo". Altro amuleto contro la sfortuna.
Si può trovare riprodotto in statuine e il suo uso è identico a quello del corno.
la sagoma di un gobbo ricorda qualcuno che è curvo sotto il peso di qualcosa. Nel passato questo peso è stato associato alla ricchezza ed alla fecondità. Si usa come il corno.
Nel caso in cui vi capitasse di incontrare "nu' Scartellato", non perdete l'occasione di toccargli la gobba escogitando un modo appropriato per farlo, magari, se è un vostro conoscente, dandogli una pacca sull'escrescenza e chiedergli " come va la vita? ", invece, se è uno sconosciuto potete usare la scusa "Le ho tolto un insetto dal vestito". 

"O' Sale"

Il Sale. "Un altro rimedio molto efficace contro jettatori e persone poco gradite e il sale doppio o fino che sia . Basta prenderne un pugno e gettarlo alle spalle dell'ospite indesiderato nel momento in cui lascia la vostra casa. Attenzione però a non farvi notare dalla vittima che in tal caso potrebbe trasformarsi in carnefice .

In ogni caso, ricordatevi di non aprire l'ombrello in casa, di non mettere sul vostro letto monete, ma nemmeno il cappello, di non rovesciare l'olio o il sale sulla tovaglia, di non incrociare le mani dietro la testa, di non sedervi a tavola con altre dodici persone (mai in 13 a tavola), di non uscire di casa il venerdì 17, di non rompere assolutamente uno specchio (ben sette anni di guai), mai passare sotto una scala, evitare di incrociare per strada suore e carri funebri vuoti e sopratutto evitare di incrociare un gatto nero, in tal caso cambiare strada o direzione e sfregare energicamente il Corniciello , in mancanza di questo una grattatina tra gli arti inferiori può essere un efficace rimedio.
...Che fatica guardarsi dalla mala sorte...

"O' munaciello"

Chi è, o cos’è, "o’ munaciello"? Ogni buon napoletano saprebbe darvi esauriente risposta, magari arricchendola con il racconto di episodi che lo vedono sempre stravagante protagonista.

A Napoli tutti ne hanno sentito parlare, molti hanno creduto davvero nella sua esistenza, per alcuni rimane pur sempre una figura misteriosa e bizzarra, tuttora in attività. Si tratta di uno spiritello domestico, dispettoso e imprevedibile, che vive a stretto contatto con gli abitanti della casa dove egli decide di alloggiare, entrando e uscendo da essa senza regole, né limiti. "O’ munaciello" è senza dubbio un personaggio fantastico, la cui immagine è stata tramandata da leggende e racconti popolari, che lo presentano ora scheletrico e spettrale, ora vecchio e storpio, ora bambino vestito di un misero saio.

Per molti il soprannome "munaciello" fu attribuito per la prima volta ad un orfanello malato, vissuto nel periodo rinascimentale, accolto e accudito da una comunità di monaci, che lo vestivano di un piccolo saio, e poi morto in giovane età. Questa ipotesi sulle sue origini va a fondersi con un’altra leggenda risalente al 1445, quando la giovane e ricca napoletana Caterinella Trezza, nascosta in convento, mette al mondo un bimbo, frutto di una relazione clandestina con il garzone Stefano Mariconda, morto poi drammaticamente. Il piccolo, allevato dai monaci del convento, veste abiti molto simili a quelli monacali e porta sempre un cappuccio per nascondere le deformità del suo corpo. Dalla fusione di questi due racconti nasce il termine "munaciello".

Esiste però anche un’ulteriore ipotesi sull’origine di questa credenza popolare, che identifica il mitico spiritello dispettoso con l’antico gestore dei pozzi d’acqua, che comunicavano con le abitazioni napoletane, attraverso stretti e impervi cunicoli, oggi ancora esistenti e visitabili, che servivano alle massaie per calare il secchio dall’alto.

Il garzone ("O' Pozzaro"), oppresso da spazi ridottissimi, con scarso ossigeno e quasi al buio, riempiva i secchi con l’acqua che occorreva alle famiglie. Dopo lunghe giornate trascorse nei sotterranei, il poveretto spesso non era neanche retribuito per il lavoro svolto, per cui era pronto a vendicarsi con dispetti e cattiverie di ogni genere, ai danni di coloro che aveva servito.

Sarebbe, però, più credibile associare questa entità misteriosa ad una presenza demoniaca che tenta di impossessarsi di nuove anime, vivendo nelle case e partecipando attivamente alla vita domestica, comparendo all’improvviso nelle vesti di frate, pronto ad ingannare le vittime prescelte oppure a trattarle con generosità e benevolenza.

La famiglia che lo ospita non deve mai contraddirlo, né offenderlo; una sedia deve essere sempre libera in casa, perché riservata allo spiritello, che da un momento all’altro potrebbe arrivare e volersi sedere. E’ meglio non immaginare quali disgrazie sarebbe capace di infliggere alla famiglia se trovasse la sedia occupata! Quando, però, compie prodigi, il padrone di casa troverà denaro od ogni sorta di ben di Dio in un angolo di casa, in un armadio, in un cassetto. Guai però a rivelare il prodigio a qualcuno; l’incantesimo svanisce per sempre. Questo capitò ad una massaia stolta, che confessò ad una vicina di casa, che ogni giorno la giara svuotata dell’olio la sera prima, appariva di nuovo colma il mattino seguente. "O’munaciello" lascia monete nel sacco dello zucchero o nella dispensa di casa, suggerisce i numeri vincenti da giocare al lotto, fa ogni tipo di bene in cambio della pazienza e della disponibilità della famiglia che lo ospita. In risposta ad un’offesa ricevuta, ad una mancanza di riguardo, lo spiritello si vendica però immediatamente, facendo cadere una donna dal letto, gettando un uomo dal tetto, nascondendo il denaro del capofamiglia in posti impensati, rivelandosi all’improvviso sotto le spoglie di uno spettro o di un cadavere senza testa, spaventando a morte i suoi coinquilini. Per ripagare giovani fanciulle, procaci ed allegre, verso le quali si concede confidenze "palpatorie", come riferiscono alcuni scrittori napoletani, "o’munaciello" lascia monete sul luogo del misfatto.

E’, infatti, cortese ed amabile soprattutto con le belle fanciulle, mentre da’ volentieri noia alle persone che reputa antipatiche. I suoi scherzi sono tra i più vari e fantasiosi: una volta è stato visto suonare ai campanelli delle case, causando grande spavento alla gente svegliata di soprassalto, oppure sedersi e saltare sulle gambe di un malcapitato costretto all’immobilità da un incidente, oppure prendere a scappellotti i mariti che trattano scortesemente le mogli, oppure ancora danzare la tarantella sul petto di un povero dormiente, togliere la sedia di sotto a chi si stava sedendo, oppure pizzicare, tirare i capelli, nascondere le cose, accendere il lume quando è spento o spegnerlo quando è acceso.

Chi ha già ricevuto in abbondanza queste visite dispettose spera di liberarsi per sempre del piccolo monaco, magari con un improvviso trasloco, ma non sa che l’impertinente ospite è pronto a seguire la sua famiglia adottiva ovunque essa decida di trasferirsi.

Avete, dunque, trovato del denaro in un cassetto? La vostra cantina si è arricchita di altre bottiglie di vino? Nella vostra dispensa avete contato più confezioni di olio e di zucchero, di quante ne ricordaste? Attenzione allora, perché un benigno spiritello vi sta facendo visita o, meglio, si è trasferito a casa vostra.

Il consiglio spassionato è di accettarne con rassegnazione la presenza, cedendogli la sedia, lasciandogli un piatto di minestra, senza mai offenderlo o contraddirlo. Non lamentatevi, però, se poi sbadatamente perderete l’equilibrio e precipiterete da una scala, o se di notte passerete improvvisamente dal letto al pavimento…

Qualcuno vi osserva attentamente e si prende cura di voi! Non sentitevi, però, troppo imbarazzati: fate come se foste a casa vostra!

Da una vecchia cronaca

Moltissimi anni fa, in un appartamento in Piazza Garibaldi a Napoli abitava una giovane vedova con figli. La donna viveva una vita di stenti, ma nella sua casa alloggiava anche un ospite occulto, "o’ munaciello", che era sempre trattato con rispetto e riverenza. Commosso dalla lacrime della donna e soddisfatto per le attenzioni ricevute, decise di darle una mano. La donna cominciò a trovare denaro nei punti più disparati dell’appartamento e suo fratello corse subito a giocare i numeri al lotto: soldi 14, meraviglia 15, fantasma 1.
Centrò un terno secco sulla ruota di Napoli e con il ricavato della grossa vincita acquistò un fabbricato sito a Corso Umberto (dove ha attualmente sede una farmacia), lo adibì ad albergo ed i proventi servirono al sostentamento suo, della sorella e dei nipoti.

Si ringraziano per i testi:

Maria Giovanna Damiano
Fullmoon
Scuola d'Italiano

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